Faitango: 4 chiacchiere con il presidente Ettore terzuoli

faitango Interv a TerzuliL’esigenza di fare un’intervista ad Ettore Terzuoli mi è sorta perché volevo spiegare dettagliatamente ai miei associati cosa era e cosa faceva questa associazione e perché avrebbero dovuto tesserarsi. Cercando on line mi sono accorto che nessuno aveva mai pensato di fare un punto sulla situazione Faitango oggi.

Siccome non sono il tipo a cui piace aspettare, l’ho fatto io!

Questa è stata l’occasione di conoscere meglio Ettore, un vero appassionato di Tango e di tutto ciò che gli gira intorno, che mette veramente a disposizione il suo tempo a servizio di tutte le associazioni affiliate. Per questo e per l’intervista gli dobbiamo tutta la nostra riconoscenza

Buona lettura

Andrea Castagna

Da dove è nata l’idea di costituire una federazione che riunisca tutte le associazioni di tango in Italia? Mi racconti un po’ di storia?

In realtà so poco della storia di Faitango, se per storia si intende i racconti raccolti in prima persona di chi ci ha preceduto, gli aneddoti, gli episodi, il mito insomma.

Non so se c’è stata una sera burrascosa

in cui anime prodi, di fronte ad una bottiglia, hanno deciso con molta lungimiranza di creare Faitango. Ironia a parte forse Vignale, l’attuale segretario che è uno dei soci fondatori, può raccontarti qualcosa.

Personalmente sono affiliato, con la mia associazione di tango, a Faitango dal 2005, nel 2008 sono entrato nel Consiglio Direttivo e nel 2010 eletto presidente. Dal 2013 mi dedico esclusivamente a Faitango e al settore tango argentino di Acsi.

Non mi sono mai interessato molto alle vicende storiche di Faitango ma piuttosto a cosa doveva diventare Faitango dopo che ne avevo assunto la presidenza. Se ho dovuto interessarmi a quanto ho ereditato è stato più per capire e risolvere i problemi allo scopo di rilanciare la federazione.

Immagino che nel costituire Faitango

e denominandola federazione si volesse realizzare per il nascente fenomeno tango un organismo capace di rappresentare, organizzare, facilitare, sviluppare il tango nei binari dell’ortodossia rioplatense.

Federazione delle associazioni italiane è FAI+tango. Nome significativo perché allora e ancora oggi le associazioni costituiscono il cuore di chi organizza tango in Italia.

Quando è nata Faitango?

Lo statuto originale è del 12 novembre 2002 con 38 soci fondatori. Quello attuale risale al 2013. I soci fondatori erano rappresentanti di associazioni attive a quella data.

Ancora oggi i componenti del CD, eletti ogni quattro anni, sono candidati dalle affiliate e vengono eletti tramite voto dall’assemblea composta dai rappresentanti delle associazioni affiliate. In maniera analoga a quanto avviene in una normale associazione.

Quante realtà associative sono riunite sotto questo marchio? Per un totale di quanti associati?

Oggi sono esattamente 271 le associazioni affiliate. Ma sicuramente cresceremo ancora, vista la diffusione e la convenienza per le associazioni ad adottare la tessera Acsi-Faitango.

L’importanza dell’agenda eventi e la risposta delle associazioni in italia è indiscussa, ora siamo in tantissimi che si appoggiano a Faitango, ma è sempre stato così fin dall’inizio?

Ho dei dati storici di accesso al sito e ho visto che c’è stata una crescita rapida e costante nel numero di eventi inseriti e di consultazione degli stessi a partire dal lancio del sito, avvenuto poco dopo la fondazione della federazione.

Sito, lista eventi e applicazione smartphone, cosa altro fa Faitango per il nostro amato Tango?

Abbiamo rilasciato ad aprile 2017 il nuovo sito degli eventi. Completamente nuovo nella grafica, nel codice e nella struttura dei dati. Su questo sito continueremo ad investire con la realizzazione di nuovi moduli per potenziarlo nelle funzioni a tutto beneficio degli utenti, siano essi appassionati che lo consultano o organizzatori.

Ma ricordo che abbiamo altri due importanti siti che non tutti conoscono.

Il nostro blog multiautore www.tangoygotan.net che invito a leggere e che è aperto a ricevere il contributo di chi ha interesse a raccontare di tango.

L’altro sito è www.tangopodcast.net di Ernesto Valles che vanta oltre 360 puntate di musica commentata. Una vera miniera per chi non è un solo un ballerino ma è un appassionato della sua musica e della sua storia.

Il sito degli eventi mi piace ricordare che ha oltre 100.000 visite al mese con punte di 120.000.

Avete altri progetti in corso?

Abbiamo deliberato

un progetto per una webradio che vedrà la luce prossimamente, inoltre un sito dedicato all’ospitalità tanguera che integrerà quello degli eventi.

Intendiamo anche riprendere la tradizione del concorso letterario e intendiamo affiancargli anche un concorso fotografico.

Ma il progetto che più ci sta a cuore

e che inseguiamo da anni è la realizzazione di corsi musicali di tango dedicati a musicisti. Un progetto molto importante sia per l’impegno economico che quello organizzativo. Ma credo che questa volta abbiamo trovato i partner giusti.

Un progetto culturale di primo piano per formare ensemble di tango musica ballabile dal vivo in milonga.

Nella mia piccola realtà spesso mi chiedono di “regolarizzare” la posizione di insegnante o di rilasciare “certificati” di frequenza. Non esistono soggetti legali che possano fare una cosa del genere (se non le varie federazioni di danza sportiva). Avete mai pensato ad un’iniziativa che possa certificare gli insegnanti, i musicalizadores e tutti gli operatori del settore tango in Italia per fare un po’ d’ordine? L’autorevolezza ci sarebbe tutta.

Ti ringrazio intanto per l’autorevolezza che ci attribuisci.

Tra gli operatori di tango che citi, che potremo “certificare”, gli aspiranti maestri di tango. Attualmente comunque c’è chi organizza dei corsi per aspiranti maestri di tango, non starò a fare nomi, ma credo che siano di buon livello.

Ti dirò che da anni, come presidente, ho raccolto i dubbi e gli sfoghi di tanti che lamentano genericamente il mal costume dei maestri improvvisati, sia per la scarsa qualità dei docenti sia per la sleale concorrenza nei confronti dei professionisti più preparati.

In federazione se ne è discusso

nel tempo senza però trovare una sintesi. Chiariamo una cosa come indispensabile premessa: sappiamo, e vogliamo tutti, che il tango non è e non deve diventare un ballo ‘standardizzato’. La forza del tango sta proprio nel fatto che è in evoluzione continua da quando è nato grazie alla sua natura. La diversità è un valore nel tango. Ognuno, maestro o appassionato, ha la possibilità di creare il suo tango.

Con questa premessa vado a dire anche che la diversità non deve ammettere l’improvvisazione didattica di alcuni sedicenti maestri.

Un corso per aspiranti maestri

può essere utile a quanti, in presenza di una buona capacità di ballo, vogliono provare anche a capire se possono aspirare ad insegnare. Un corso per maestri può servire ad una associazione a formare un assistente alle lezioni, quando non si ha la capacità di formarlo in proprio. I corsi per ‘aspiranti’ maestri limitati a due anni non di più.

Vorrei affrontare due altri aspetti.

Spesso si sente parlare dei corsi per insegnanti con sprezzo, come di un diplomificio che ti dà un pezzo di carta senza una corrispettiva reale preparazione.

Può darsi, dipende da chi organizza. Se si vuole fare le cose seriamente o meno. Se dovesse farle Faitango ti assicuro che non sarebbe così. Abbiamo a cuore il tango. Ma il diploma, il pezzo di carta, cos’è in realtà?

È semplicemente un attestato

privato che una Federazione (quelle ufficiali sono le riconosciute dal Coni sulla base alle discipline ammesse ai giochi olimpici) o un EPS rilasciano ad una persona che ha seguito i propri corsi di tecnico in una determinata disciplina sportiva. È chiaro che una palestra, una piscina, una associazione di calcio amatoriale non prende una persona senza una preparazione anche teorica, conseguita in corsi organizzati dalla federazione o da un EPS, proprio perché una impreparazione nelle tecniche di allenamento potrebbe non solo portare a risultati insoddisfacenti ma anche danneggiare seriamente l’atleta. Da notare che i diplomi rilasciati per esempio dall’ente XX non sono riconosciuti da un altro ente o dalla federazione di quella disciplina. Per esempio le federazioni non riconoscono quelli degli Eps.

Comunque se vedo appeso alla parete un diploma di maestro di tango rilasciato da un ente o federazione io non mi scandalizzo.

Nel tango non c’è il pericolo forse di far male agli altri non sapendo insegnare, ma comunque un cattivo insegnante annoia e il risultato è che la persona abbandona il corso con un cattivo ricordo del tango.

In questo momento non abbiamo in programma di avviare questi corsi per la complessità dell’organizzarli: dallo stendere un programma didattico al reperire le sedi, alla segretaria, alla vendita dei corsi, al trovare gli insegnanti. Anche se penso sarebbe una buona cosa averli.

Diciamo che se troviamo i partner giusti ci sta, in un prossimo futuro. Un argomento direi di chiusura, diciamo l’invito ad aggiungere qualcosa di mio.

Colgo l’occasione che mi dai per sottolineare alcune cose.

Primo che siamo una struttura realmente no-profit in cui tutto il ricavo viene rinvestito nel tango, fatta di volontari nella struttura dirigenziale, affiancata da uno staff operativo. Secondo che sosteniamo progetti anche di terzi.

Perciò invito chi ha idee, progetti, sogni nel cassetto di sottoporceli, chissà che non possiamo fare un pezzo di strada insieme.

Per ultimo rivolgo l’invito alle associazioni di tango ad affiliarsi con noi o anche con noi se già lo sono

con un altro Ente.

Affiliarsi costa pochissimo e date un grande aiuto alla crescita del tango in Italia.